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I film della seduzione

E Dio creò la donna (Piace a troppi)

Roger Vadim secondo il Cavaliere Marco


di Marco Fusi


Non ’è niente da fare: i film per i seduttori devono essere concepiti da un seduttore, come nel caso di Roger Vadim e del suo capolavoro “E Dio creò la donna (piace a troppi)”, noto ai profani per essere il film che lanciò Brigitte Bardot ma che, ad un esame più accurato, si rivela essere uno straordinario saggio di psicologia della seduzione: solo un grande casanova come il regista franco-russo poteva realizzare una pellicola di questo spessore.

Definito da Alain Delon “un grandissimo seduttore romantico” , uomo colto, amico di Sartre, Colette, Piaf e Dalì, Vadim ha sedotto e sposato donne bellissime come Brigitte Bardot, Catherine Deneuve, Jane Fonda, Annette Stoyberg, Catherine Schneider, figlia un magnate dell' acciaio e Christine Barrault, nipote del re del teatro.

Ma non pensate al solito regista che approfitta della sua posizione per sedurre attricette interessate alla carriera, come solitamente avviene nel mondo del cinema.

Vadim le belle donne le faceva letteralmente impazzire.

Ad esempio Brigitte Bardot, che conquistò quando era solo uno sconosciuto aiuto regista, lo ricorda in questa maniera:
"Aveva l' aria di un lupo selvaggio, mi guardava, mi faceva paura, mi attraeva... non mi ci raccapezzavo". La diva così ricorda l' incontro con Vadim nella sua autobiografia: "Avevo 15 anni. Persi l' ingombrante verginità nella garconniere di quel giovane aiuto regista. Ma a me importava solo l' amore. Per amore di lui ho fatto di tutto. Ho tentato il suicidio col gas e abortito per la prima volta”.

La Deneuve, invece, disse di Vadim: "Quando decisi di avere un figlio da lui, sapevo che ci saremmo lasciati. Ma non mi importava: volevo legarlo a me non come marito, ma come padre di mio figlio.[…] Del mio presente e del mio avvenire sono debitrice a Vadim, ma con lui tremavo perché mi considerava ignorante, buona a nulla. Uscita dalla sua tutela, ho acquistato sicurezza”.

Vadim era fulminante nelle sue risposte con le donne: ad esempio, quando Catherine gli urlò rabbiosa. “Mi hai presa per la Bardot?” lui gli rispose: “Non posso spiegarti la differenza tra un diamante e un fondo di bottiglia”

Ma, anche senza queste testimonianze, che Vadim sia stato un grande seduttore lo possiamo dedurre tranquillamente da questo suo capolavoro, dove ci dà un saggio del suo fine intuito dell’animo femminile.

Naturalmente, difficilmente chi scrive di cinema non se ne è accorto.
Su Wikipedia “E Dio creò la donna” viene definito “un film non troppo significativo” da ricordare perché ha lanciato la Bardot e Saint Tropez come località turistica”, mentre su altri siti come mymovies.it Vadim è dipinto come una specie di dilettante della macchina da presa, il cui merito è stato quello di aver scoperto delle belle donne e aver girato filmetti turistico - sentimentali.

Ora, gli autori di questi giudizi probabilmente sono tra coloro che magnificano le commedie sentimentali in cui attori come Woody Allen (zero in seduzione senza la sua fama di regista) vengono proposti come irresistibili ammaliatori di donne bellissime e che forse vanno in brodo di giuggiole per la voce fuori sincrono di Enrico Ghezzi alle due di notte su Raitre.

Forse, come spesso mi è capitato di vedere fra i cinefili, imitano pure il look e il modo di fare di questi personaggi

Possiamo quindi comprendere il motivo per il quale costoro ritengano il film non significativo e per il quale trattano Vadim con la puzzetta sotto il naso, quasi fosse un guardone che gira filmini delle sue amanti: non possono arrivare a comprendere le dinamiche della seduzione, così com’è nella realtà, che il regista mette in scena.

Le commedie di Allen invece possono dare loro la rassicurante illusione che anche loro, un giorno riusciranno a conquistare una come Diane Keaton.

Noi invece non esitiamo a riconoscere in Vadim non uno dei nostri, ma un maestro a cui inchinarci per prendere lezioni.

LA TRAMA

Il film si apre con una scena famosa in cui la Bardot, mentre prende il sole nuda in giardino, riceve la visita del riccone locale, tal mister Carradine, che le promette una fuoriserie in regalo.
Juliette (questo è il nome del personaggio) è un’orfana che vive, in adozione presso una coppia di anziani coniugi, in un’asfittica cittadina di provincia.
Naturalmente la matrigna è scandalizzata dal comportamento trasgressivo della figlioccia.
Juliette è infatuata di Antoine, il tipico bel ragazzo dongiovanni di paese. I due, dopo essersi rivisti dopo lungo tempo, si danno appuntamento ad un ballo serale.
La sera tutto si svolge come da copione di un film turistico – sentimentale dell’epoca: i due si baciano, lui promette a lei di portarla via con sé, infine decidono di andarsene insieme al porto, per rimanere soli.

A questo punto la trama comincia a discostarsi dal solito copione melenso da film sentimentale strappalacrime: Juliette ascolta casualmente la conversazione di Antoine con un amico nella quale si vanta della sua conquista e si ripromette di lasciarla l’indomani, dopo esserci stato a letto.
La ragazza, sconvolta, esce e si reca dritta nella lussuosa barca di Carradine, per uscirci subito dopo senza essersi concessa al suo facoltoso pretendente.
Qui rivede Antoine, i due si baciano e lei chiede di portarla via con sé l’indomani. Ma il giorno dopo la corriera che dovrebbe fermarsi per Juliette non si ferma e lei rimane sola.

Intanto la matrigna scrive all’orfanotrofio perché Juliette, non ancora maggiorenne (allora lo si diveniva al compimento del ventunesimo anno di età), vi faccia ritorno, a causa della sua condotta spregiudicata e anticonformista che destava scandalo nel paese.

Per scongiurare questa eventualità Juliette dovrebbe sposarsi.
A questo punto si fa avanti Michel, cugino di Antoine, che infatuato di Juliette le propone di sposarlo. Lei accetta, ma i due devono affrontare l’opposizione dei parenti e l’ilarità generale, soprattutto quella di Antoine. Ma, nonostante questo, il matrimonio si rivela più felice del previsto, fino a quando Antoine non fa ritorno nella cittadina per motivi di lavoro. I tre si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto e il cugino è visibilmente turbato dalla felicità dei giovani sposi.

A questo punto, complice un’assenza di Michel, Juliette non riesce a fare a meno di tradirlo con Antoine, ma questo fatto la lascia sconvolta.
Scappa di casa e va ad ubriacarsi in un bar malfamato.

Michel, tornato a casa, viene informato di tutto dalla madre. Sconvolto, si procura una rivoltella e corre dalla moglie con l’intenzione di ammazzarla.
A questo punto interviene il ricco signor Carradine il quale, avvertito da un’amica di Juliette che ha accettato di farle da ruffiana, tenta di portarla via con sé da quel poto.

La ragazza rifiuta e si lancia in un ballo provocante e scostumato, accompagnata dall’orchestra del locale. A quel punto compare Michel che, sconvolto, chiede alla ragazza di fermarsi e cerca di portarla con sé. Al suo rifiuto, estrae la rivoltella e cerca di spararle. La tragedia viene sventata da mister Carradine che riesce ad afferrare il braccio del ragazzo e a deviare il colpo. Juliette si ferma sorpresa e a quel punto Michel la schiaffeggia ripetutamente davanti a tutti.

Questo fatto non sconvolge la ragazza che, anzi, sembra felice del gesto del suo sposo e a questo punto accetta di seguirlo.
Il film si conclude con la scena dei due ragazzi che fanno ritorno a casa insieme.

ANALISI PSICOLOGICA DEI PERSONAGGI
Il film è dominato dal personaggio di Juliette, che Vadim riesce dotare di un notevole spessore psicologico.
La ragazza è orfana ed è adottata da una matrigna bigotta, che naturalmente le è ostile, e da un patrigno paraplegico che la assilla con le sue avances sessuali.

Sola al mondo, usa il suo corpo e la sua femminilità come mezzo per farsi notare ed apprezzare dagli uomini.

Il suo corpo è lo strumento attraverso il quale Juliette riesce ad essere notata, stimata, ammirata, a porsi al centro dell’attenzione generale.
Chi la circonda non riesce a capirla, perciò la ragazza è etichettata dalla pubblica opinione come una sgualdrina. Vadim evidenzia come sia superficiale il giudizio della gente: la ragazza, quando veramente avrebbe l’occasione di prostituirsi con un ricco amante (Carradine), rifiuta di farlo.

La protagonista si sente attratta dal dongiovanni locale, Antoine.

E’ nella descrizione di questo rapporto che il regista dimostra tutta la sua capacità di comprensione della complessità dell’animo femminile.

Antoine risponde alla figura che il prof. Antonini, in un suo articolo pubblicato su seduction nella sezione “scienze della seduzione”, definisce del “mascalzone”.
Ora, i GS che hanno accesso all’area privata sanno che ho trattato diverse volte l’argomento, che ritengo fondamentale per la comprensione delle dinamiche della seduzione.
Il mascalzone (cito ancora una volta Antonini) “ nell'inconscio femminile assume dunque i contorni di un eroe.
Un eroe che "uccide" simbolicamente figure materne e paterne.
Un eroe negativo che non crede né nella società né nelle sue regole.
In una figura del genere, la donna vede appagato sia il masochismo (specialmente se il compagno o l'uomo desiderato è violento e brutale) sia il sadismo che si soddisfa nella costante situazione di precarietà e di pericolo in cui il "mascalzone" si trova”.

Juliette sa benissimo che Antoine la considera un oggetto di cui vantarsi con gli amici. In una scena del film, lei ascolta di nascosto una sua conversazione nella quale lui afferma apertamente di considerarla un semplice passatempo. Juliette sa benissimo che l’uomo la sta ingannando, che non ha nessuna voglia di portarla con sé e, nonostante questo, dopo essere scappata torna da lui, si fa baciare e promettere che il giorno dopo sarebbero partiti insieme; Antoine si dimostra in quell’occasione l’essere spregevole che è: il giorno dopo non porta con sé Juliette, dimostrando di averle fatto quella promessa nella speranza di portarsela a letto il giorno prima.

A dispetto di ciò, quando ne ha l’occasione, non esita a mettere a rischio il proprio matrimonio facendo l’amore con lui.
L’attrazione in questo gesto c’entra ben poco.
Il comportamento è inspiegabile anche per la stessa Juliette, che in un passaggio del film dichiara di non amare Antoine, che definisce “la mia malattia”. La battuta è particolarmente felice, perché proprio di malattia mentale si tratta: noi sappiamo che il Don Giovanni di provincia non è che uno strumento attraverso il quale la protagonista mette in atto le sue pulsioni masochistiche, di autodistruzione. Infatti Juliette, che è molto intelligente, sa che Antoine la porterà alla perdizione e, a dispetto di questo, continua inspiegabilmente a sentirsi attratta da questo personaggio.

E’ un caso tipico del comportamento amoroso femminile, che abbiamo avuto modo di riscontrare diverse volte con gli altri GS nella sezione riservata. Vadim, da grande seduttore quel’è stato, queste dinamiche le conosce istintivamente: è questo il grande valore del film.

Che la ragazza abbia tendenze autodistruttive appare chiaro nel finale del film: al ritorno del marito tradito, fugge di casa e cerca il suicidio attraversando la strada all’improvviso.

Fallito questo tentativo, Juliette precipita ancora di più nell’abisso dell’autodistruzione, dando pubblico scandalo danzando discinta in un locale malfamato.
La scena, giustamente famosa, rappresenta il tentativo di Juliette di uscire da quella situazione per lei penosa: da un lato, come abbiamo sottolineato, è un tentativo di annichilimento; dall’altro, esprime il suo desiderio di essere al centro dell’attenzione e dell’ammirazione generale, grazie al suo splendido corpo. Inconsciamente lancia un duplice messaggio: “sono colpevole, devo punirmi facendomi passare per una poco di buono” e “ma in fondo io valgo qualcosa, guardate come sono sensuale e come faccio eccitare gli uomini”.

Il fatto che Michel, suo marito, quando la ritrova cerchi prima di ucciderla sparandole e, fallito questo tentativo, la picchi pone fine a questa spirale autodistruttiva: la protagonista sente soddisfatti contemporaneamente la sua ansia di sentirsi importante per qualcuno (voleva uccidermi, quindi io per lui conto qualcosa) e, contemporaneamente, il suo desiderio inconscio di essere punita.

L’altra figura importante del film è Michel, il marito di Juliette, interpretato da Jean – Louis Trintignant.

Il ragazzo è orfano di padre, fatto che l’accomuna con la protagonista.
Non è sicuro di sé come il cugino Antoine: é timido e maldestro, non riesce a essere brillante con le donne.
Nonostante ciò, riesce a conquistare la fiducia di Juliette andandola a trovare al negozio dove lavora e diventando il suo confidente (“non ho mai parlato tanto di me”, gli confessa ad un certo punto).
Questa sua strategia si rivela vincente (tanto nel film come nella realtà della seduzione), tanto che Juliette, spinta anche dalla necessità di evitare l’orfanotrofio, decide di sposarlo.

Michel è uno che dimostra di avere le palle. Fa quello che vuole, nonostante un ambiente che gli è ostile, e dimostra nel valutare la personalità della protagonista molta più intelligenza dei suoi concittadini.
Riesce a conquistarsi l’affetto di Juliette grazie alla sua caparbietà e, quando è necessario, ha il carattere per punirla e riprendersela.
Ha,come lei, il coraggio di fare quello che vuole quando vuole e per questo ottiene l’amore della ragazza più bella del paese.

Antoine, cugino di Michel, è invece la vittima del suo conformismo e della sua vanità. La sua intelligenza è limitata e non esita a fare propri i pregiudizi della gente che lo circonda. Vadim ne fa un’icona di quella che è l’antiseduttore, il play-boy da strapazzo di provincia.
Antoine vuole Juliette per essere all’altezza della sua fama di seduttore con gli amici del paesello. Sempre per paura del giudizio della gente, non ha il coraggio di condurre con sé Juliette, di cui è innamorato.
Non è capace di distinguere tra una donna anticonformista e una puttana. Quando il cugino gli annuncia il suo matrimonio, lo deride profetizzandogli un avvenire di corna e di canzonature.
Quando, a dispetto delle previsioni generali, Juliette si rivela una brava moglie, si pente amaramente della propria limitatezza e meschinità, dato che si rende conto che la ragazza avrebbe potuto renderlo felice.

La reazione è l’invidia, che lo porta a voler distruggere la beatitudine della coppia: va a letto con Juliette e, sempre per gelosia, cerca di impedire a Michel di raggiungerla per riconciliarsi e per riportarla a casa, roso dall’invidia per la sua felicità.
Il personaggio è una personificazione molto realistica dell’idiozia di un certo maschilismo di provincia

Forse la visione di “E Dio creò la donna” non vi frutterà la fama da erudito filmofilo tra i vostri amici del cineclub, i quali anzi probabilmente storceranno la bocca e vi compatiranno per i vostri gusti poco chic.

Ma, credetemi, giunti alla fine della pellicola avrete usufruito di una lezione che solo un grande seduttore poteva darvi, e che solo i grandi seduttori possono comprendere.

Che il resto dell’umanità la ignori, che il suo messaggio sia compreso da pochi, per noi è solo un grande vantaggio



Carlo consiglia la Newsletter TOP SECRET sulla seduzione. Chi, come, dove e quando sedurre: tutto quello che bisogna sapere, e che nessun altro al mondo vi può dire.



(Giovedì 15 Gennaio 2009)


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