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Un libro sulla storia del sorriso

La seduzione non fa ridere

Alcune dritte per scoprire i falsi sorrisi




I guru truffatori pnl dicono che bisogna ridere e sorridere. Sorridere per sedurre, per vendere, per truffare.

Dicono che il sorriso conquista e seduce perché crea “rapport”. Il “rapport” sarebbe semplicemente l’empatia, la sintonia, ma “quelli”, per far sembrare scienza l’aria fritta, usano i termini americani, così gli idioti abboccano e pensano che si tratti di qualche nuova scoperta scientifica!

Invece chi veramente seduce e crea empatia è la persona vera, che ride quando è allegra e non si può trattienere dal ridere, che piange quando è triste, che è seria quando si parla di cose serie, che è incazzata quando c’è qualcosa che la fa incazzare.

Il truffatore invece mostra sempre delle “emozioni funzionali” perché si modella in funzione dello scopo che vuole ottenere.
Il truffatore è finto, deve essere necessariamente finto: non ti può mica far vedere l’espressione di colui che ti sta fregando!

Ora vi chiedete: “Ridere o non ridere?”.
La risposta è semplice (senza americanate): in seduzione bisogna ridere quando c’è da ridere e bisogna incazzarsi quando c’è da incazzarsi.

Nella recensione del libro “A Brief History of the Smile” troverete alcuni spunti sottolineati che vi aiuteranno a distinguere un sorriso finto da uno vero.



la Repubblica.it 16 agosto 2007

La cosa più bella del mondo? Ridere!
di Isabella Elena Avanzini

Sorridere è un'arte. Non è sghignazzare in modo scomposto. È un modo di essere: ironico, leggero, intelligente. Ma è anche un esercizio beauty che necessita di allenamento, attrezzi e prodotti. Per ottenere il massimo risultato con il massimo divertimento

Dire cheese ormai è obsoleto. Gli spagnoli usano patata, in Australia va di moda urlare money e i giapponesi hanno rubato whisky al vocabolario inglese. Già, perché molte lingue non hanno una smile word, una parola da pronunciare per piegare la bocca al sorriso. Eppure l'atto di ridere ha una sorprendente geografia e una storia molto personale: è diverso da luogo a luogo ed è cambiato nei secoli, come spiega Angus Trumble, curatore e storico dell'arte, nel suo libro A Brief History of the Smile (Una breve storia del sorriso). Praticamente, un giro del mondo passando in rassegna migliaia di sorrisi diversi, che sono specchi delle culture da cui provengono. È vero che si sorride fin da quando si è nella pancia della mamma, perché è la risposta fisiologica a uno stato di benessere, come dimostrò già nell'Ottocento il neurologo Guillaume Duchenne.

Ma è altrettanto vero che ogni cultura ha proprie convenzioni sociali su come gestire le emozioni. «Prendiamo per esempio americani e inglesi», spiega Dacher Keltner, docente di psicologia all'Università di Berkeley, in California. «Una sola lingua, ma due modi opposti di sorridere: i primi 'tirano su' gli angoli della bocca, mostrando i denti superiori, come fanno Julia Roberts, Robert Redford o Tom Cruise. A labbra composte e tirate come in una smorfia è invece il sorriso english, detto anche "del principe Carlo d'Inghilterra", per l'esemplare modello da lui fornito». Culture a parte, occhio ai falsi: non coinvolgono i nervi e i muscoli di zigomi e occhi, invece inclusi nel sorriso naturale. Si chiamano sorrisi Pan Am, perché ricordano le "inespressioni" di benvenuto degli assistenti di volo della defunta compagnia di volo americana; o, più modernamente, Botox smile, perché, come chi si è sparato del botulino in viso, danno l'idea che le linee di espressione vadano da una parte e le emozioni dall'altra.

A prescindere comunque dalla sua naturalezza, la risata è in auge: persino nei backstage delle sfilate risuona l'imperativo «smile!» tra le cose che le modelle devono ricordarsi di fare in passerella. Tuttavia, se ridere non è imposto per lavoro, piuttosto che stamparsi un sorriso falso sulla faccia quando si è giù, meglio passarsi del rosso sulle labbra: spazzerà via l'aria sbattuta. A quanto pare lo fanno in molti, dal momento che, osserva Trumble, le vendite dei rossetti si impennano curiosamente quando l'economia di un Paese va male. L'espediente del colore era peraltro usato anche dalle geishe, che si dipingevano i denti di nero per contrastare l'allure cadaverica dovuta alla cipria bianca per il viso.

In ogni caso, «Oggi sorridiamo più volentieri e più apertamente», precisa ancora Trumble. «Abbiamo denti più belli grazie ai progressi in campo odontoiatrico e non ci vergognamo più di mostrarli, cosa che invece solo due secoli fa era considerata volgare. In più, le veloci macchine fotografiche moderne sanno catturare una risata spontanea, mentre le prime costringevano i soggetti a estenuanti pose in immobilità, con conseguente rabbuiamento della luce degli occhi e crollo dei muscoli che tenevano in piedi il sorriso».



Carlo consiglia la Newsletter TOP SECRET sulla seduzione. Chi, come, dove e quando sedurre: tutto quello che bisogna sapere, e che nessun altro al mondo vi può dire.



(Giovedì 16 Agosto 2007)


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