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L'"aggressione" dello sconosciuto

La comunicazione non violenta

Potremmo inquadrare le nostre "prove su strada" nello schema di Marshall Rosenberg



Questo articolo pubblicato su LA STAMPA sulla comunicazione non violenta contiene alcuni meccanismi di seduzione validi nel momento dell’approccio. I GS sapranno identificarli e quindi non è il caso di parlarne in dettaglio nella parte in chiaro di Seduction.net

Pensate a quali emozioni negative possani passare per la testa di una ragazza che viene approcciata da uno sconosciuto. Perché il semplice schema mentale dell’approccio è proprio lo sconosciuto che ti avvicina chissà per quale deprecabile scopo. Quelle emozioni negative dell’aggressione dello sconosciuto, che sono però solo una parte del blocco culturale contro approccio, potrebbero essere neutralizzate anche secondo il metodo di Marshall Rosenberg (osservazione, sentimenti, bisogni e richieste).

Le emozioni negative dell’ ”approccio aggressivo” noi le neutralizziamo di già seguendo gli schemi di approccio della TOP SECRET e delle GS, ma ciò non toglie che il metodo Rosenberg potrebbe essere applicato come un schema contenitore diverso dei meccanismi inediti da noi scoperti durante le nostre “prove su strada”.

Potremmo approfondire il tema durante una nuova lezione GS per inquadrare tutti i meccanismi da noi già conosciuti ed utilizzati in un nuovo schema contenitore.

Teniamo però sempre presenti le nostre conoscenze sull’influenza ambientale e l’energia dei luoghi che sono altrettanto influenti quanto le abilità sociali del seduttore.

Il vedere le cose da un altro punto di vista ne rinforza la conoscenza e la metabolizzazione.


LA STAMPA
ROSALBA MICELI

L’arte delle relazioni si basa in buona misura sulla capacità di gestire o dominare le emozioni altrui, evitando o smorzando critiche incondizionate, turbamenti profondi, esplosioni di collera.

Il livello di abilità sociale ha sicuramente una base neurale ma la plasticità del cervello può consentire l’apprendimento di modelli di interazione più efficaci.

La comunicazione verbale “non violenta” è uno strumento utile e necessario quanto più ci si trova a vivere in un contesto sociale instabile dove l’aggressività può facilmente degenerare in comportamenti provocatori e distruttivi. Sviluppato 35 anni fa dallo psicologo statunitense Marshall Rosenberg, che attualmente lo insegna in seminari in tutto il mondo, il metodo si ispira all’opera di Gandhi, riferendosi a quello stato naturale di benevolenza ed empatia che è in noi allorché scompare la pur minima traccia di violenza. Ma può anche essere un atteggiamento intenzionale.

Tutto si concentra nell’ambito verbale e sul rapporto linguaggio-aggressività. Rosenberg ammette di aver elaborato il modello pensando alla sua infanzia in un quartiere turbolento di Detroit. Come spiega nel libro “Le parole sono finestre oppure muri” (Edizioni Esserci) benché possiamo ritenere che il nostro modo di parlare non abbia niente di violento accade spesso che le parole siano fonte di sofferenza per gli altri e indirettamente per noi stessi. Il metodo, conosciuto anche come comunicazione compassionevole, comunicazione collegata alla vita o linguaggio Giraffa, si articola in quattro punti fondamentali: osservazione, sentimenti, bisogni e richieste.

Il primo principio esorta ad osservare le situazioni senza dare alcuna valutazione o cercando il più possibile di tenere separate l'osservazione e la valutazione. Ad esempio una frase del genere “mio marito non mi dimostra quasi più dell'affetto”corrisponde alla valutazione di una situazione, fatta dalla persona che parla mentre la frase “mio marito non mi ha abbracciata da due settimane”si riferisce alla descrizione della stessa situazione.
Il secondo punto comporta l'identificazione e l'espressione dei propri sentimenti riferiti a quel particolare contesto, seguito dalla consapevolezza dei bisogni o valori che sono all’origine dei sentimenti. Adesso è il momento di formulare una richiesta che soddisfi il bisogno. Oltre che riguardo a noi stessi, il processo si applica alla persona con cui siamo in relazione in una data situazione.

Se qualcuno ci indirizza un messaggio che percepiamo come negativo, possiamo “tradurlo”, cercando di capire quello che l’individuo sta osservando, qual è il sentimento che sta provando, il suo bisogno insoddisfatto e comprenderne la richiesta implicita...

Riuscire ad entrare in sintonia e controllare le emozioni degli altri richiede la maturità di altre due capacità emozionali, l’autocontrollo e l’empatia ma anche la capacità di gestire in modo non aggressivo le modalità di espressione non verbale, dal momento che gran parte del messaggio emotivo viene comunicato attraverso canali non verbali.

Ad ogni modo, assicurano gli esperti della comunicazione non violenta, è sufficiente che solo una delle parti utilizzi consapevolmente la strategia non violenta perché le altre parti siano portate a seguirne l'esempio, come un rinforzo positivo.

Il metodo della comunicazione non violenta è stato utilizzato da gruppi di attivisti di pace come strumento per promuovere la riconciliazione in aree di crisi internazionale (Israele, Palestina, Randa, Burundi, Nigeria, Serbia, per citarne alcune). In Italia si insegna e si pratica in scuole di psicoterapia, nel volontariato sociale per bambini e adulti in difficoltà, in corsi universitari e in alcune scuole superiori con progetti pilota per la gestione dei rapporti conflittuali.



Carlo consiglia la Newsletter TOP SECRET sulla seduzione. Chi, come, dove e quando sedurre: tutto quello che bisogna sapere, e che nessun altro al mondo vi può dire.



(Domenica 9 Novembre 2008)


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